| La
Cascina Biblioteca compare nel Catasto Teresiano che risale al
1754.
Il nome deriva dal fatto che, a
quel tempo, la Cascina era proprietà della Biblioteca Ambrosiana,
alla quale il Cardinale Federico Borromeo l’aveva donata.
Dalle
attività agricole in essa svolte, la Biblioteca Ambrosiana
traeva risorse per il proprio mantenimento.
Nella mappa, risulta già definito l’impianto
a corte chiusa, caratteristico delle cascine lombarde.
Il Catasto ottocentesco
mostra il consueto processo di completamento della corte,
con la costruzione di edifici in sostituzione dei tratti di
muro perimetrali precedenti.
Tra le cascine
milanesi, la Cascina Biblioteca è uno degli esempi più chiari
di tipologia a corte. Dei due corpi più antichi, uno conteneva
la stalla ed il fienile e l’altro l’abitazione del fittabile.
Un rustico delimita il lato ovest e a sud è posto il fabbricato
che ospitava le abitazioni dei braccianti, che si affacciano
sul ballatoio al piano superiore.
La corte, nella
tradizione lombarda, è il luogo dove si svolge la vita della
cascina. Accanto agli uomini occupati nelle varie attività
lavorative, ci sono le donne che aiutano, i vecchi che osservano
e sorvegliano e i bambini che giocano.
Socializzazione
e disponibilità reciproca sono le regole naturali di convivenza.
Questa atmosfera
di solidarietà e di mutuo aiuto rassicura e rallegra, ci si
sente non soli ad affrontare ansie e fatiche ma inseriti in
un circuito umano dove si sa che c’è sempre qualcuno presente
con animo generoso ed aperto.
Il Comune di Milano
ha acquisito la Cascina Biblioteca nel 1960 insieme ad un
fondo circostante di 13 ettari e l’ha destinata alle attività
di assistenza e riabilitazione per persone disabili.
Nel tempo, la Cascina ha subito successivi
interventi di ristrutturazione.
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