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 “A casa mia”

 La evoluzione dei modelli residenziali

L’offerta residenziale ad oggi riconosciuta dalle Istituzioni per accreditamento e convenzione comprende:

- la Residenza Sanitaria per Disabili (RSD) che accoglie in generale 40 o più persone con disabilità grave e gravissima ed è struttura di carattere ospedaliero

- la Comunità Socio Sanitaria (CSS) che accoglie fino a 10 persone con disabilità medio/grave

- la Comunità Alloggio (CA) per la quale non è previsto intervento sanitario che accoglie persone con disabilità medio/lieve

- la Microcomunità che può essere convenzionata e che accoglie poche persone con disabilità, in generale dotate di una certa autonomia.

Nel tempo si è affermata, sostanzialmente ad opera delle famiglie e delle Associazioni di famiglie con figli con disabilità, la esigenza di arricchire l’offerta residenziale con modelli e soluzioni che superassero la rigidità degli standard ormai obsoleti e che rispondessero al meglio al rispetto della persona attraverso la effettiva attuazione del suo Progetto individuale di vita.

Le cosiddette Comunità si configurano spesso come ambienti simili ad un collegio più che ad una casa. Nella conduzione, per motivi culturali, per oggettive necessità, per abitudine, prevalgono l’applicazione di regole ed un certo accanimento educativo piuttosto che atteggiamenti più elastici, di sostegno al singolo ad esprimere le proprie potenzialità e di attenzione ad assecondare le sue aspirazioni ed i suoi desideri. L’ambiente, in generale, richiede la “integrazione” e non facilita la “inclusione”.

La crescente diffusione, fra le  famiglie, della consapevolezza del diritto, anche per i loro figli con disabilità, di avere una vita di qualità e della necessità di avviare il proprio figlio alla emancipazione “durante noi” senza attendere che siano gli eventi ad imporre drastici cambiamenti alla sua vita ed alle sue abitudini, ha favorito il nascere di progetti residenziali con migliori caratteristiche di accoglienza e di accompagnamento nella vita.

Idea Vita promuove e sostiene, anche con Borse di Residenza, questi progetti.

 

Occorre superare, anche con riferimento al lessico comune:

il concetto di Comunità con il concetto di Casa, di Residenza, di Ambienti di vita

il concetto di Servizio con il concetto di Accompagnamento, di Supporto

il concetto di Assistenza con il concetto di Prossimità, di vivere insieme

il ruolo di Educatore con il ruolo di Mediatore, di Accompagnatore.

 

I costi di gestione della residenzialità sono cospicui. Le cooperative sociali che sono chiamate a gestire progetti residenziali devono fare attenzione ai propri bilanci e quindi non sono in generale disposte ad avviare un percorso se non hanno, dalle Istituzioni, garanzie di copertura economica dei costi. Si assiste così ad un forte rallentamento nella evoluzione  e nella realizzazione dei progetti residenziali.

Per contenere i costi di gestione e rendere possibile il realizzarsi di Progetti di vita individuali occorre sviluppare il concetto dell’Abitare diffuso, cioè favorire il nascere di una rete di residenze ubicate in una stessa area della città, collegate fra loro e seguite dagli stessi referenti, secondo i criteri del rispetto dei progetti di vita individuali. Si può così fruire di economie di scala, garantire una gestione dei singoli progetti operata secondo criteri unitari e valorizzare le relazioni fra gli abitanti delle ‘case’ facenti parte della rete.

 

Il progetto quadro ‘A casa mia’

Idea Vita ha avviato il Progetto quadro ‘A casa mia’ proprio per aprire la strada al cambiamento.

Il Progetto Quadro “A casa mia”  accoglie soluzioni abitative personalizzate in modo che la persona con disabilità possa sentirsi proprio “a casa sua”. Con questo progetto, Idea Vita vuole ribaltare la modalità di ricerca di soluzioni residenziali per le persone con disabilità. Non si parte dall’esame di quello che c’è per inserire in modo coatto la persona disabile nella situazione che appare la meno peggio o quella al momento disponibile.  Si individuano, con il supporto di professionisti, le caratteristiche della persona con disabilità, si attuano, per piccoli gruppi, percorsi sperimentali di distacco dalla famiglia per fare emergere in modo concreto le potenzialità del singolo, si analizzano i risultati via via ottenuti al fine di capirne bene indole, comportamenti, aspirazioni e desideri. Il processo coinvolge la persona con disabilità, la famiglia, gli operatori che a vario titolo interagiscono nel sistema. Dalla sperimentazione scaturisce un progetto di vita individuale in base al quale è possibile avviare la costruzione di una soluzione ottimale per un gruppo di persone o per quella specifica persona. Ogni storia individuale dà luogo ad un progetto, ma tutti i progetti sono legati insieme dall’approccio unitario che Idea Vita vuole dare a questo problema. Come le tessere di un puzzle, come le perle di una collana.

Con questo spirito è nato il Progetto Piuma. Nel mese di novembre 2008 è stato aperto, in via Celentano, nelle vicinanze di Cascina Biblioteca, un appartamento destinato ad accogliere quattro persone con disabilità per percorsi sperimentali della durata di tre-sei mesi, eventualmente ripetibili. L’appartamento ha ospitato inizialmente tre persone con disabilità, alle quali si è successivamente aggiunta una quarta. La gestione è affidata alla Cooperativa Il Fontanile e l’obiettivo è quello di poter stendere, per ogni persona, un progetto individuale specifico.

Sempre nell’ambito del Progetto Quadro “A casa mia”:

 - nel mese di giugno 2009, con la collaborazione de Il Fontanile, è stato ripreso il percorso sperimentale, avviato nel 2008 per verificarne le implicazioni, che vede una persona con disabilità affrontare la sua vita da sola, a casa propria, con adeguato supporto degli operatori;

- nei primi mesi del 2010, in un ampio monolocale in Cascina Biblioteca, con il Progetto Il Guscio, ha avviato la propria vita indipendente una persona dotata di un alto grado di autonomia.

La sperimentazione continua, su richiesta degli interessati, ed i Progetti personali di vita sono  costantemente oggetto di monitoraggio da parte della Fondazione.

 

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